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Carolina Raquel Antich (Rosario, Argentina, 1970) vive e lavora a Venezia dal 1997. La sua ricerca artistica si traduce in opere pittoriche, disegni e sculture. Tra le collaborazioni principali ricordiamo Lynch Tham Gallery New York, Art-U-Room Tokyo, Doppia V Lugano, Distrito 4 Madrid, Fondazione Bevilacqua La Masa Venezia, Gimpel Fils Gallery Londra, Biennale Arte di Venezia. Sono sue le immagini di copertina dei romanzi dell’autrice giapponese Banana Yoshimoto, ripubblicati da Feltrinelli dal 2014.

La conversazione con Carolina, a differenza di quelle che l’hanno preceduta, con Fabrizio Prevedello e Teresa Cos, non avviene via skype ma nel suo studio, nell’isola della Giudecca a Venezia, uno spazio ampio e luminoso che si affaccia su un giardino dove convivono piante autoctone e tropicali. In occasione del nostro primo incontro due uccelli del paradiso neri e blu volano indisturbati tra una palma e l’altra. Carolina mi confessa di non averli mai visti prima.

Studio, foto di Augusto Maurandi

Buio feroce, 2012, acrylic on linen, 79 x 54cm

Quindici anni fa lasci l’Argentina per l’Italia. Partiamo da qui, da questo passaggio, anche in relazione alla tua ricerca e pratica artistica.
Ho studiato all’Accademia di belle arti di Rosario e nel 1994 ho vinto una borsa di studio di perfezionamento per giovani artisti diretta da Guillermo Kuitca a Buenos Aires. Avevamo superato la selezione in ventitré su quattrocento candidature eppure ricordo che nel primo incontro ci è stato detto “dimenticatevi ciò che avete fatto finora, si ricomincia”. Lavoravo con il figurativo, all’interno della tela ritornavano sempre alcuni elementi e oggetti, che si ripetevano, come dei tic. La borsa di studio mi ha permesso di iniziare a lavorare con un pensiero. Eravamo tutti precari ma c’era una grande energia e complicità tra noi. L’esperienza si è rivelata molto intensa, da un punto di vista professionale e sentimentale. Dopo un periodo di disorientamento, al termine della borsa, con Augusto, il mio compagno, decido di lasciare l’Argentina e arrivo in Italia. È stata una scelta presa in modo naturale, siamo arrivati con il minimo indispensabile ma carichi di entusiasmo, dipingevamo entrambi. Una volta stabiliti a Venezia iniziano a succedere diverse cose come la selezione al Corso superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti con Hamish Fulton.

Hidden in the forest, 2013, acrilico su lino, 141 x 110 cm

Da lì a poco ti avvicini al tema dell’infanzia.
L’inizio è stato casuale, avevo trovato alcune bambole in porcellana e la loro etichetta mi aveva colpito, racchiudeva un piccolo disegno molto grafico e infantile. Il primo tentativo fu inserire quell’elemento in alcune tele alle quali lavoravo in quel momento, caratterizzate da grandi merletti dipinti, delle trame a volte più fitte altre volte più rade che creavano delle tensioni, anche attraverso la scelta di alcuni colori. Mentre realizzavo queste tele ho iniziato a pensare in modo sempre più intenso al tema dell’infanzia che, infine, si è rivelato un mondo.

Snail, 2014, acrilico su lino, 52 x 67 cm

È un tema con il quale oggi convivi pacificamente?
Fin dall’inizio ho capito che questo tema mi permetteva di affrontare altre questioni. Finisce quasi per astrarsi, non mi interessa tanto il soggetto quanto la possibilità di rappresentarlo e lavorarlo pittoricamente. Gran parte della mia ricerca è fatta di contemplazione, trascorro molto tempo a pensare e riflettere su cosa fare. Il cinema, la musica e, soprattutto, la letteratura sono luoghi di grande ispirazione. Ho sempre in testa la visione sul bambino di Andrej Tarkovskij come colui che sente il mondo e non lo pensa. Per rispondere alla tua domanda posso dirti che non mancano i momenti critici ma sempre ho trovato piccole vie di fuga per affrontare il lavoro in un altro modo. Spesso il sollievo è dato dalla tecnica, dall’avvicinarmi a un nuovo materiale.

Coronata, 39 x 10 x 20 cm , scultura in porcellana (unique) 2014

La risposta mi conduce a un altro argomento che vorrei affrontare con te: il lavoro scultoreo e, in particolare, le opere in porcellana.
Nell’approccio alla scultura vorrei avvicinarmi, idealmente, al concetto di haiku che rappresenta per me la sintesi perfetta. Il processo di sottrazione incominciato nella pittura continua e si rafforza nella scultura. L’immagine tridimensionale è privata dello sfondo e, perciò, ancora più spoglia. Tutto, però, è molto fluido e connesso: ogni scultura ha origine da una tela dipinta.

Veduta dell’allestimento, De pronto senti el rio en mi, mostra personale, Lynch Tham Gallery, New York, 2014

Ancora una volta sei tu, parlandomi di haiku, ad anticipare il prossimo tema: il Giappone.
La cultura giapponese mi attrae da sempre. Nel 2007, in occasione della prima mostra a Tokyo, ho iniziato a conoscere il Giappone da vicino e mi sono sentita subito a casa. Mi attrae la poca rumorosità, il senso profondo del rispetto, la cordialità. C’è, poi, una parte oscura e pesante che non conosco ma so che esiste. Visivamente, se dici Giappone, penso al giardino zen, una distesa di un unico colore e pochi elementi con un forte significato, un’idea semplice ed essenziale della natura.

Copertina per Banana Yoshimoto, A proposito di lei, new edition Feltrinelli, 2015

Un progetto importante, attualmente in corso, che ti lega al Giappone è la realizzazione delle copertine dei romanzi di Banana Yoshimoto, ripubblicati da Feltrinelli.
È una collaborazione che mi sta appassionando. Lavorare a un progetto su commissione è una cosa differente dal mio lavoro come artista, ha caratteristiche specifiche. Ogni libro ha un titolo, una storia e sono elementi dai quali partire. Alcune immagini nascono da un dipinto già realizzato prima, altre sono concepite appositamente.

Soul birds, 2013, pencil on paper, 15 x 21 cm

L’incontro termina così, guardando in anteprima la prossima copertina di Banana Yoshimoto mentre Lola, che ha sette anni ed è la figlia di Carolina, si esercita al pianoforte con Marta, la sua insegnante di musica che a giugno ha gli esami di maturità.

Pubblicato il: 16 aprile 2015
Tag: arte contemporaneaBanana YoshimotoCarolina Raquel Antichfeltrinelliscultura

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