• Facebook
  • Twitter
  • Pinterest
  • Comments

Painè Cuadrelli, classe 1976, vive e lavora a Milano e in generale si occupa di musica. Non quella dei Wind Music Awards, nè quella che si studia nei conservatori. Una terza forma, più recente, che passa attraverso la creazione e elaborazione elettronica ma che ha profonde radici nel passato.

Painè è un artista multiforme e intelligente che passa dal creare musica per installazioni concettuali a soundtrack per sfilate. Proprio per questa sua multiformità ci ha interessato e abbiamo quindi deciso di intervistarlo.

Tu suoni live, produci musica e colonne sonore, crei suoni per installazioni, coordini il corso di Sound Design dello IED di Milano. Oggi chi si occupa di musica deve saper fare tutto questo?

Trovo molto stimolante fare cose diverse. Imparo sempre qualcosa che mi è prezioso per altro. Ho la fortuna fare un lavoro  che amo e che si sviluppa ed evolve anche grazie alle contaminazioni che cerco e trovo. Quindi coordinare un corso e confrontarmi con studenti e docenti, o comporre, o creare installazioni sonore e immaginare il sound di un audiovisivo sono canali comunicanti di un flusso di esperienze e pensieri complementari tra loro. Recentemente ho partecipato a  performance con musicistii come Evan Parker e Maurizio Ben Omar, che lavorano sull’improvvisazione, un territorio per me nuovo. In queste settimane sto curando i contenuti una radio che trasmetterà ventiquattro ore al giorno per una settimana da Stromboli e poi scomparirà: Radio Marsili. Credo che la super specializzazione, al di là degli ambiti tecnici, sia un’idea che appartiene ad un altro tempo. O certamente non fa per me.

painecuadrelli_2k16

Che tipo di preparazione musicale/tecnica hai?

A livello musicale sono autodidatta. Saltuariamente ho esplorato la teoria musicale, grazie ad amici e colleghi con una preparazione accademica, ma sempre con una visione funzionale rispetto al mio lavoro. Negli anni ho dedicato molto tempo ed energie a tecniche di manipolazione del suono, oltre a vari programmi per sequenze e montaggio audio. Coinvolgo spesso altri musicisti (sulle parti di arrangiamento ed esecuzione) e programmatori (per costruire software per le mie installazioni). Cerco di superare, o aggirare, i miei limiti collaborando. La tecnica è solo uno strumento. Utile, indispensabile, ma strettamente funzionale. Trovo più interessanti le idee. Poi la tecnologia si trova, si studia, si approfondisce, si manipola per realizzare le idee.

Hai un’anima elettronica che si percepisce bene nella colonna sonora di Soundtrack of something in Tokyo, appena uscito, ma hai anche un’anima acustica: il soundtrack di Omaggio alla tua casa, Alda Merini ne è un esempio. Quali sono le tue radici musicali e da dove parti per fare la tua ricerca personale?

Sono stato folgorato dal rap da giovanissimo, poi ho scoperto l’hip hop strumentale e drum’n’bass (metà anni ’90), da lì sono tornato indietro nel tempo e ho cercato jazz (Coltrane poi Sanders, Shepp e molti altri) e soul, ma anche altre musiche, spesso legate agli audiovisivi (Komeda, Herrmann, Umiliani), oltre ad una ricerca legata ai luoghi che ho visitato. Tutt’ora mi interessano moltissimo sia gli aspetti più recenti della produzione musicale che le pubblicazioni del passato, in qualche modo sento che ci sia sempre un collegamento nelle due direzioni del tempo. Nelle produzioni sono passato da una fase dove utilizzavo solo campionamenti ad un momento di esplorazione di strumentazioni acustiche, per poi arrivare ad una combinazione tra le due cose, anche se con una prevalenza sull’elettronica.
La mia ricerca, per le produzioni, inizia spesso con un pensiero, una immagine, una breve storia, un episodio che ho vissuto. Ultimamente sono tornato ad utilizzare il campionamento come punto di partenza (in Soundtrack of Something in Tokyo per esempio). I dischi sono da sempre un materiale che sento vicino, fa parte di me. Per ogni disco che ho, ho un ricordo legato ad un luogo e a un momento.
Prendo un frammento da un disco e da lì comincio a costruire i miei suoni. Cerco di trovare di volta in volta un suono che sia mio, anche per uscire da un panorama troppo fitto di suoni simili tra loro, pre-settati, omologati.

Quali sono gli artisti più interessanti nel panorama della musica italiana di oggi dal tuo punto di vista?

Ce ne sono moltissimi e devo dire che la scena è molto stimolante e attiva.

Lorenzo Senni, Memory9,  Bienosie, Nicola Ratti, Clap Clap, Francesco Gagliardi, Petite Singe, Vaghe Stelle.
Etichette: Queenspectra, OOH-sounds; Hundebiss, White Forest, CT-Hi

Hai lavorato molto con il mondo della moda collaborando con Gucci, Prada, Mila Schon e più recentemente con Fausto Puglisi per la presentazione della sua prima collezione uomo a Pitti. Che tipo di percezione ne hai e che tipo di relazione instauri con i designer?

Il mondo della moda mi affascina molto. Ci sono entrato in contatto quasi casualmente, quando facevo prevalentemente il dj e da allora ho avuto molte occasioni di incontro e confronto, soprattutto componendo musiche originali per sfilate, presentazioni e video. I designer con ogni collezione, creano un mondo, un film compresso, molto vario ma definito nelle intersezioni tra diversi riferimenti. Lavorando con gli stilisti provo a cogliere e immaginare il suono di questi mondi. Cerco di farmi raccontare nel dettaglio le coordinate di questo universo  e da lì costruisco pezzo per pezzo la colonna sonora. Può essere fatta di musica esistente, o composta appositamente,  o un collage tra sound design e musica.
L’idea è di dare forma alla parte invisibile della collezione, quella legata alla ricerca che viene ancora prima dei disegni, delle forme. Ogni volta mi immergo in una dimensione nuova, e spesso scopro mondi che ignoravo. Con i designer c’è sempre una connessione intensa e uno scambio di idee e punti di vista. Il suono è determinante per il racconto di una collezione, e gli stilisti lo sanno.

Ci fai una playlist con le 5 cose tue che dovremmo ascoltare per capire che tipo di musicista sei?

“Bene” (feat. Dj Fonx)

“Fuoriorario”

“Yellowblack” (Deep Islands x Block 10)

“Deeper than deep” (Ichtyophobia  x Miao Ran)

“Oltre” (Soundtrack of Something in Tokyo)

Ora ci fai una playlist con i 5 brani contemporanei che dovremmo ascoltare per capire dove va il mondo della musica?

Anna Meredith “Nautilus”

Kenrick Lamar “Alright”

Gilles Peterson Havana Cultura Band “La Rumba Experimental (Motor City Drum Ensemble Remix)”

Floating Points “Kuiper”

Mark Pritchard  “Under The Sun”

bonus

Badbadnotgood “Confessions Pt II (Feat. Colin Stetson)

Holly Herndon “Interference”

 

 

http://www.compl8.com
http://www.painecuadrelli.com/

Pubblicato il: 29 giugno 2016
Tag: Painè Cuadrelli

  • Facebook
  • Twitter
  • Pinterest
  • Comments
  • autore

    Andrea Batilla

    Andrea Batilla è creatore e direttore di VIX e CEO di Italiana Marchi, agenzia di comunicazione e brand storytelling.

  • Seguici, iscriviti alla newsletter

articoli consigliati