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Vedrai, vedrai è un invito rivolto a tre autori visivi italiani a presentare i propri video in occasione di uno screening pubblico il 23 novembre nell’ambito di SupperShare Offers PIZZA, evento conclusivo del Salone Europeo della Cultura di Venezia. Lo anticipano tre conversazioni informali che ci conducono all’interno della loro ricerca, alimentando curiosità e attesa.
Vedrai, vedrai coinvolge Valentina Roselli, Nicola Nunziata, The Cool Couple ed è un progetto on e off line a cura di Saul Marcadent per PIZZA.

terza  conversazione

Niccolò, Simone, perché la scelta di lavorare in coppia?

Ci piace e ci divertiamo. Lavorare in coppia ci dà la possibilità di dare vita a una dialettica perenne dalla quale i progetti ne escono solitamente più solidi. La stima e la fiducia reciproca ci permettono di esporci senza timore l’uno con l’altro. Non è un caso che, spesso, gli autori abbiano una persona di fiducia a cui poter illustrare il proprio lavoro in anteprima, questo permette di astrarsi dall’infatuazione iniziale e di riuscire a valutare il proprio operato in modo più clinico e oggettivo.

Entriamo nel vivo della vostra ricerca. Trattate il video con piglio fotografico e la fotografia come atteggiamento, nel vostro lavoro nulla è come sembra. Raccontatemi.

All’origine della ricerca di The Cool Couple stanno le immagini e le dinamiche che esse generano. Immagini intese in senso lato, come forme di rappresentazione che spaziano da un oggetto concreto alla psicoanalisi, fino al concetto di orizzonte culturale. È nella nostra relazione quotidiana con le rappresentazioni collettive che costruiamo una definizione del sé ed é qui che nascono i grandi immaginari o le narrazioni ufficiali. Quello che apparentemente può sembrare un tentativo di aggirare le problematiche terno all’uso di un determinato dispositivo linguistico – sfogliare un video, ad esempio – è, in realtà, la conseguenza di un iter progettuale che costituisce il primo e vincolante passo nello sviluppo di un’opera. Sebbene entrambi abbiamo studiato fotografia, la pratica di The Cool Couple è basata sulla progettazione e s’interroga sulle modalità in cui tradurre un contenuto adottando, a seconda delle esigenze, il dispositivo linguistico ideale. Ci preme molto, inoltre, fornire una garanzia di fruibilità, se così si può chiamare. Una buona opera deve sempre aprire nuovi orizzonti di pensiero, stimolare delle domande nel pubblico senza necessariamente fornire le risposte, offrire una prospettiva destabilizzante o, semplicemente, alternativa. È una risorsa. Ma a questo, che è ormai un sentire diffuso, aggiungiamo che l’opera deve essere una cipolla: garantire diversi livelli di accesso ed essere concepita perché il suo nucleo portante sia immediatamente ricevibile dal pubblico. In questo momento storico l’artista ha una responsabilità nei confronti del pubblico e questa consiste nello stimolare un pensiero attivo, nell’aprire nuove possibilità, per dirla con Badiou.

Cosa intendete dire con “in questo momento storico l’artista ha una responsabilità nei confronti del pubblico”? O meglio, perché “in questo momento storico”? In questo più che in altri?

Il confronto col pubblico è una componente essenziale dell’arte contemporanea. Tuttavia, da circa trent’anni stiamo attraversando un cambiamento che non ha mai avuto luogo in precedenza: il sistema economico in cui viviamo si sta gradualmente muovendo dal commercio dei beni in favore del commercio dei segni. Ciò comporta la mercificazione non solo della cultura ma anche dell’individuo, a un grado di profondità inedito. Preoccupante, peraltro, poiché si tratta di un processo apparentemente naturale. In questo contesto lo spazio pubblico e i momenti di produzione culturale sono regolati da accessi a pagamento, diventando questioni di reddito. Un artista, per la sua anima raminga – in senso lato, ovviamente – è in grado di fornire letture fertili e nuovi orizzonti di pensiero. Deve, in un modo o nell’altro, spingere alla presa di coscienza di ciò che accade. Non è un obbligo, ma per noi è un’esigenza. Per esempio, affianchiamo alla pratica artistica anche una forte componente didattica, nella forma di corsi universitari o workshop.

Il primo episodio della serie The Third Chimpanzee, incluso in Vedrai, vedrai, è un video ma si ha la percezione di sfogliarlo. Com’è nato questo primo lavoro e che direzione ha preso, poi, l’intero progetto?

The Third Chimpanzee è una serie di video che si avventura attraverso lo spazio antropizzato e osserva una serie di fenomeni. Il primo episodio, girato a Treviso a fine 2012 era nato su invito da parte di un laboratorio il cui fine era restituire alla cittadinanza un corpus di riflessioni, da parte di alcuni artisti operanti con il video e la fotografia. Le analisi si dovevano concentrare su alcuni nodi critici della città, come l’acuirsi degli effetti della crisi economica, gli attriti derivati da una difficoltosa integrazione per gli immigrati, e altro ancora. Ciò ha assunto molta importanza poiché di lì a qualche mese si sono svolte le elezioni amministrative che hanno portato alla vittoria di una giunta di sinistra dopo circa due decenni di gestione leghista. L’idea soggiacente all’invito consisteva nell’augurio che questi lavori, una volta esposti, potessero spostare effettivamente l’opinione pubblica, sensibilizzandola a tematiche delicate e, fino a quel momento, calpestate.
Ci ha colpito fin dall’inizio la percezione delle mura cittadine come diaframma sociale: ciò che avveniva al loro interno era qualcosa di più della vita di un centro storico; al loro esterno, invece, si apriva una sorta di città satellite. I nostri riferimenti erano un’opera video di Alec Soth, Summer night at the dollar three, e Alpi di Armin Linke per l’impiego della camera fissa come filtro distanziale. Abbiamo costruito una peregrinazione anarchica tra il centro della città e l’anello esterno, lavorando al buio, dal crepuscolo all’alba. La tenebra agisce come collante per situazioni apparentemente incoerenti tra loro e crea un umore di fondo che restituisce il clima di incertezza e angoscia che abbiamo incontrato nel lavoro. L’indifferenza della camera a quanto accade è un altro aspetto importante, evidenziato nella realizzazione di The Third Chimpanzee, Bari 2014. Se nell’episodio di Treviso siamo ricorsi all’impiego dello split screen come chiave di lettura per l’opera, nel caso di Bari abbiamo optato per connessioni interne alle clip girate. Infine, per il terzo episodio, The Third Chimpanzee, Vajont 2014, abbiamo apportato ulteriori modifiche al modus operandi. Di volta in volta integriamo nell’opera nuove dinamiche. Se nel primo video eravamo ricorsi solo allo split screen fissando una durata standard per ogni clip, nel caso di Bari le inquadrature avevano durate variabili, che contribuivano all’illusione di narrazione. Infine in Vajont, 2014, tutto si integra con l’annullamento del colore e una gestione nuova dell’audio, prima sempre registrato in ambiente. Ciò è dovuto alla complessità e alla quantità di problematiche legate alla vallata di Longarone, al rapporto forte tra presente e memoria, alla presenza costante di un umore particolare. Potremmo dire che è mortifero, ma ciò susciterebbe critiche legittime e dimostrerebbe per l’ennesima volta il problema di un artista a rapportarsi con episodi che hanno devastato una comunità a cui è estraneo. Per questo motivo abbiamo aumentato le variabili, impiegando più camere e rendendo l’acquisizione delle riprese più rizomatica. Un deragliamento dell’immaginario e dell’analisi che ci ha consentito di entrare in ambienti che altrimenti avremmo scartato. Il risultato finale è un’osservazione che dimostra un semplice assunto: la catastrofe, una volta passata, rimane nella memoria e in alcuni segni del paesaggio antropizzato. Il Vajont è un esempio della pratica statale del ripristino.

Ai miei occhi il vostro lavoro è molto preciso, esatto. C’è spazio per l’imprevedibilità? 

Sì, sotto diversi punti di vista. Quando concepiamo un progetto, lo spunto iniziale può giungere in modo del tutto casuale. Nonostante appaia come una griglia concettuale a volte molto rigida, la ricerca che conduciamo è più simile a un tessuto organico, soggetto a una serie di fenomeni di osmosi e contaminazione, di crescita e deperimento. In altri termini, non sei mai sicuro che tutto funzioni finché non provi ad avviare il motore. Un altro nostro progetto, Approximation to the West, ad esempio, è retto più dall’idea di un sistema aperto, che noi osserviamo nel suo divenire. Infatti, quando abbiamo iniziato la ricerca, non avremmo mai pensato che sarebbe scoppiata la crisi in Ucraina e ciò ha profondamente inciso sulla costruzione del corpus. Nello specifico, lavorando con dei medium il cui rapporto con il reale è intrinseco, esiste sempre una certa percentuale di imprevedibilità. Per The Third Chimpanzee è innegabile che per quanto si possa partire preparati, cercando di pianificare tutto in ogni minimo aspetto, non si potrà mai prevedere ciò che si configurerà di fronte alla camera. In tutta la fase di ripresa, crediamo sia fondamentale essere dotati di una certa flessibilità, lasciandosi guidare anche lontano dalla linea guida di partenza e alla quale tutto tornerà grazie al montaggio.

Prima di chiudere vorrei conoscere le vostre letture, anche fotografiche.

Un po’ di tutto, se consideriamo che non leggiamo a quattro mani. Da un lato cerchiamo di tenerci aggiornati a trecentosessanta gradi; dall’altro, i testi da soli non esauriscono la nostra curiosità. Spaziamo dai videogame ai motori, dai reality alle serie tv. Autori a cui siamo molto affezionati sono Antonio Negri e Michael Hardt, WJT Mitchell, Bruno Latour, e i classici, Focault, Deleuze e Guattari. A livello più strettamente fotografico: Larry Sultan e Mike Mandel, Yann Gross, Patterson, Mailaender, Vaccari, Fulford, Soth, Robert Frank, Fontcuberta, Broomberg e Chanarin.

The Cool Couple è un duo fondato nel 2012 da Niccolò Benetton (Arzignano, Vicenza, 1986) e Simone Santilli (Portogruaro, Venezia, 1987). Il loro lavoro è stato presentato a Metronom Modena, CCC Strozzina Firenze,  MIC Milano. Sono stati selezionati per la 98ma Collettiva Giovani Artisti presso Fondazione Bevilacqua La Masa. La loro ricerca mira a evidenziare le problematiche connesse con l’immagine e le nuove forme di narrazione attraverso diversi linguaggi: fotografia, video, installazione.

Segui Saul su Twitter @saulmarcadent

Pubblicato il: 21 novembre 2014
Tag: SupperShare Offers PIZZAThe Cool CoupleVedrai vedrai

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