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Pur nell’emotività di questo momento bisogna ammettere che Franca Sozzani era allo stesso tempo una delle persone più amate e più odiate del mondo della moda. Quando un tale potere si concentra nelle mani di un’unica persona questo rischio esiste sempre.

L’emotività è però anche qualcosa che non permette di vedere con chiarezza e immagino ci vorrà un po’ di tempo perché i suoi estimatori riescano ad argomentarne il lavoro in maniera razionale e non agiografica e i suoi detrattori (che improvvisamente la lodano all’unisono) ne indichino con fermezza di analisi gli errori.

Ho avuto la fortuna di collaborare per lungo tempo con Franca Sozzani durante il periodo in cui sono stato direttore della scuola di moda di IED Milano, scuola di cui lei era il direttore scientifico. Con lei, dopo un’iniziale senso di terrore reverenziale, ero riuscito a costruire un rapporto straordinariamente fertile da un punto di vista professionale ma anche un legame umano che so essere stato di stima e affetto reciproci.

Una delle prime volte che ci siamo incontrati, intorno al 2005, era stato per fare il punto dell’attività delle scuole di moda italiane e parlare delle possibilità che esistevano nel nostro paese per i giovani stilisti. Il quadro era evidentemente drammatico. Il sistema soffriva di arretratezza mista a senso di inferiorità, non esisteva nessuna iniziativa rivolta allo scouting di nuovi talenti, non esisteva neanche il pensiero che l’Italia potesse tornare ad essere un terreno fertile per la creatività nella moda mentre un approccio provinciale e genericamente di basso profilo costringeva le nuove generazioni a una totale mancanza di visibilità mediatica.

Molto velocemente, con la collaborazione fondamentale di Sara Maino, ci siamo inventati My Own Show, un contest interno alle scuole di moda IED in cui ai migliori studenti veniva data la possibilità di avere la propria collezione realizzata da un’importante azienda del Made in Italy. Il risultato, che non aveva niente di scolastico, veniva presentato in una sfilata professionale di fronte a un pubblico di addetti ai lavori e stampa. Per la prima volta una scuola di moda italiana usciva dall’anonimato e si presentava in maniera chiara di fronte al giudizio di un pubblico estremamente consapevole, decidendo di investire energie e risorse economiche. Nel corso degli anni da My Own Show sono usciti studenti che adesso stanno in posizioni apicali da Dolce & Gabbana, Prada o Luis Vuitton. Per citarne solo alcuni.

L’entusiasmo con cui Franca Sozzani condivideva con noi ogni aspetto, dalla selezione degli studenti alla valutazione delle collezioni, cresceva ad ogni edizione. In un modo per lei forse inaspettato aveva capito le immense potenzialità delle scuole di moda italiane e da lì alla nascita del progetto Vogue Talents, che si connetteva strettamente a Who’s On Next, il passo è stato breve.

In poco tempo l’attenzione verso i giovani talenti era diventata un trend di sistema che non solo invadeva tutti i media ma sostanzialmente aveva cominciato a favorire la nascita di una nuova generazione di stilisti, riaccendendo il dialogo tra aziende e creativi, tra stampa di settore e innovazione.

Ricordo molto bene tutti i nostri incontri e anche tutti i nostri scontri. Ho un ricordo molto vivo della sua totale mancanza di paura ma anche della sua cocciutaggine e pignoleria, del suo senso di visione e del suo modo di gestire il potere, della sua meravigliosa ironia ma anche del suo poter essere a volte molto diretta. So per certo, attraverso l’esperienza che ho avuto con lei, che le cose possono essere cambiate in meglio, che i muri possono essere abbattuti e che un mondo dove c’è anche la minima possibilità di avere riconosciuto il proprio talento è diverso da un mondo in cui nessuno può vederti.

Nessuno riuscirà mai a farmi cambiare l’idea che ho di lei: quella di una persona che ha una visione, che la percorre fino in fondo, a costo di dispiacere molti, di prendere decisioni impopolari, di essere odiata. Ci è voluta un’orrenda malattia per fermarla, operazione che non era mai riuscita a nessuno. Ed è probabile che nel paese dell’immobilismo questa possa essere considerata una gravissima colpa.

Pubblicato il: 23 dicembre 2016
Tag: franca sozzani

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  • autore

    Andrea Batilla

    Andrea Batilla è creatore e direttore di VIX e CEO di Italiana Marchi, agenzia di comunicazione e brand storytelling.

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