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All’interno del sempre più asfittico dibattito culturale della moda c’è un argomento di cui nessuno parla perché, consciamente o inconsciamente, tutti sono felici che sia stato tolto di mezzo.

Provate a mettere insieme i seguenti avvenimenti: Riccardo Tisci, araldo della body trash experience, è almeno per il momento senza lavoro, sostituito come direttore creativo di Givenchy, dalla neo verginale Claire Wight Keller; Kim Kardashian, dopo aver rischiato la vita in una rapina è stata colpita da rifiuto totale per il massimalismo body-con che l’ha resa famosa e si veste solo con tubini neri; Maria Grazia Chiuri sta facendo diventare il marchio più anti femminista della storia, Christian Dior, in un mezzo per evangelizzare torme di giovani millenials non proprio politically conscious al grido di “We should all be feminist”; la serie tv sensazione del momento The Handmaid’s tale, tratta dal libro della super femminista Margaret Atwood, racconta di un futuro distopico in cui le donne sono asservite e schiave degli uomini ma trovano la forza di ribellarsi; il nuovo film di Sophia Coppola, The Beguiled, appena presentato a Cannes, è la storia di un gruppo di signorine per bene che fanno fare una brutta fine a un maschio alfa/soldato nordista.

In un momento in cui la massima sacerdotessa del’intellettualismo monacale, Phoebe Philo, è considerata l’unica vera portatrice sana di un virus rivoluzionario, parlare di corpi femminile che esalano cariche erotiche, di abiti fascianti che esaltano la matrice seduttiva delle donne e, in poche parole, di donne che hanno una sana vita sessuale, è diventato un peccato mortale.

Per tutti, ma soprattutto per le donne stesse, l’equazione vestito sexy/corpo desiderabile è come minimo oltraggiosa, lo sguardo pieno di desiderio dei maschi è violento e ogni forma di ostentazione estetica delle curve ripugnante.

L’opposizione donna intelligente vestita da maschio con donna stupida vestita da femmina è vecchia quanto la storia della moda e ha fatto vittime illustri come il mai troppo lodato Gianni Versace del quale all’epoca non pochi (tra cui Giorgio Armani) dicevano che facesse solo vestiti per puttane. Giusto per smentire questa efferata affermazione mia madre ha gli armadi pieni di abiti di Versace e che io sappia non ha mai esercitato la professione.

Il fatto che si preferisca associare a un’immagine di donna forte e indipendente quella di un corpo casto e desessualizzato forse dovrebbe fare riflettere. Non esistono motivi per affermare che una donna non possa essere desiderabile e usare la sua carica di erotismo in piena libertà in teoria. Ma in pratica è più semplice distinguere la monaca dalla puttana, la santa dalla disgraziata, l’indipendente dalla mantenuta.

È grazie a questo credo ( e non il contrario) che nascono figure mitologiche come quelle di Belèn Rodriguez o, appunto, Kim Kardashian che, proprio perchè criticabili, permettono all’altra metà del cielo di sopravvivere in una posizione culturalmente dominante.

La posizione della donna nella società è senza nussun dubbio di inferiorità rispetto all’uomo e il movimento neo-femminista americano ha riportato alla luce un tema che sembrava sepolto e superato. Ma apparentemente non c’è stato un adeguamento dell’estetica a questa nuova carica giustamente eversiva. I corpi delle donne, anche quelle apparentemente empowered come Beyoncè, fanno ancora paura e con loro chi cerca di raccontarli invece che nasconderli. Il trucco rimane quello di associare il trash al sexy, il cattivo gusto alla promessa di sesso, il nudo alla pornografia.

L’estetica e la moda hanno sempre avuto lo spiacevole compito di rivelare queste contraddizioni sociali ma da qualche tempo sembra che succeda il contrario. Il no gender ha cancellato la discussione sul ruolo femminile e maschile, su una lotta che apparentemente non finirà mai e che ancora oggi si basa sul concetto che il corpo femminile esibito sia degradante, volgare, esteticamente irricevibile.

Oggi trovare uno stilista che lavora in maniera seria sul corpo è praticamente impossibile e non è un caso che la mostra annuale sulla moda al MET di New York sia stata dedicata alla più radicalmente anti fisica designer della storia: Rei Kawakubo.

Riflettere sul perché abbiamo rimosso tette e culi dall’orizzonte visivo costringe a ricordarci che è possibile raccontare la bellezza del corpo femminile con gioia, intelligenza esattamente come hanno fatto Alaïa, Hervè Leger, Dolce & Gabbana, Alessandro dell’Acqua, Fausto Puglisi, Alexander Mc Queen e ovviamente Gianni Versace. Ma costringe anche ad ammettere che esiste un gigantesco rimosso che riguarda il racconto della carica erotica femminile, qualcosa di così radicalmente spaventoso che oggi non abbiamo nessuna voglia di affrontarlo.

Pubblicato il: 28 maggio 2017
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    Andrea Batilla

    Andrea Batilla è creatore e direttore di VIX e CEO di Italiana Marchi, agenzia di comunicazione e brand storytelling.

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